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Scossa di terremoto.
Mi sveglio e vedo il lampadario ondeggiare, sento il letto tremare. Mi muovo ma non di mia spontanea volontà.
“Cazzo.”
Che paura!
Che brutta sensazione di impotenza e inutilità. In balia della Natura. Ecco cosa siamo. Creature impotenti e sopravvalutate in assoluta balia di qualcosa di più grande! Quanto ci sentiamo piccoli in queste circostanze! Quanto ci sentiamo in preda alla disperazione quando ci sfugge dal controllo la situazione!
Ci basta così poco per sentirci grandi, per sentirci potenti, quando invece basta una scossa per far crollare tutto il nostro mondo. Per quanto si possano studiare, i terremoti, i vulcani, gli uragani, i maremoti, cosa possiamo fare quando ci travolgono? Quando con tutta la loro potenza ci spazzano via? Quando con estrema facilità ci distruggono?
E allora cosa siamo? Semplici pedine del mondo!
È questa la vera forza che ci governa! Chi è Dio?! La Natura decide il nostro destino, se di destino si può parlare. Dov'è Dio nelle catastrofi naturali? Sotto le macerie dei palazzi? Nelle case spazzate dalle inondazioni? Dov'è Dio negli occhi spenti di chi ha perso tutto in una notte? Dov'è il misericordioso? Il giudice? Il salvatore? Non c'è! C'è solo questa forza distruttiva e letale, questa forza incredibile e stupenda! Dio non può esserci. È solo un appiglio, un appoggio in più, una necessità.
Se c'è, ditemi dov'è! Nei morti? Nei dispersi? No! Non venitemi a dire, poi, che lui ci ama, che ci mette alla prova, che dobbiamo meritarci un posto nel paradiso, accanto a lui!
Ma chi lo vuole?? chi ha mai detto, appena nato, di voler piacere a uno che permette cose del genere! Chi l'ha deciso??
Provo rabbia, tanta rabbia! La stessa che pensavo di aver smaltito col tempo. E invece, ieri notte, mentre tentavo di riprendere sonno, dopo lo spavento, pensavo. Ed ecco che torna questa figura ipocrita e illusoria, che si prende gioco di noi.
E ho pensato alla caducità delle cose materiali, alle effimere illusioni che costituiscono la nostra vita. Potevamo morire noi ieri notte! E allora? Cosa ci saremmo persi? Quante cose avremmo voluto fare prima della nostra fine? Quanti rimorsi? Quanti rimpianti? Tutto buttato al vento! Tutto seppellito sotto le macerie! E allora che senso ha vivere se poi si può morire così facilmente?
Ieri sera, coincidenza, preparando cosa mettermi oggi, ho scelto una maglia con su scritto “Carpe Diem”. Coincidenza? Non lo so. So che oggi aveva tutto un suo significato.
Un significato talmente difficile da mettere in atto, che fa paura quasi.
Siamo così intenti a fare la cosa giusta sempre, che non ci rendiamo conto di quanto instabile sia la nostra esistenza.
Un pensiero a tutti coloro che ora non possono parlare, che ci direbbero “non sprecate la vostra vita, sciocchi!”.

[…]
Ma Ippolita, levando la giovine cervice:
“Né astio né rimorso m'è nel cuore rimasto,
Delfina mia, ma inquieta mi sento ed infelice,
come dopo un notturno e terribile pasto.
Sento immani paure piombarmi addosso, e cupi
battaglioni di larve alle spalle e di fronte
assalirmi, e sospingermi per valanghe e dirupi,
che d'ogni lato sbarra un sanguigno orizzonte.
Abbiam dunque commesso atti bizzarri e infami?
Che è, dimmi, il terrore che dentro mi trabocca?
Io tremo tutta quando “angelo mio” mi chiami,
eppure le mie labbra cercano la tua bocca.
Non guardarmi così, mio pensiero adorato,
amore sempiterno, sorella d'elezione,
quand'anche tu non fossi che un tranello approntato,
e lo stesso principio della mia perdizione!”
Ma con voce imperiosa e fatale pupilla
Delfina, scapigliando la tragica criniera,
rispose, qual sul tripode scalpicciante Sibilla:
“Chi mai parla d'inferno quando l'amore impera?
Maledetto in eterno il sognatore insano
che ha voluto per primo, d'una question fittizia
e insolubile ossesso nell'animo suo vano,
alle storie d'amore mischiar la pudicizia.
Chi cerca di affiliare in un mistico accordo
la notte con il giorno, l'ombra con il calore,
mai si potrà scaldare il corpo inerte e sordo
a quel vermiglio sole che chiamano amore.
[…]
Niuno al mondo a due re può vivere soggetto!”
Ma la fanciulla, in preda a un'infinità angoscia,
gridò repente: “ Io sento un baratro nel petto,
ed è il mio cuore, un baratro che si spalanca e croscia!
Profondo come il vuoto, arso come la lava!
Nulla potrà saziare questo mostro che langue,
né spegnere la sete dell'Eumenide prava,
che, impugnando una torcia, lo abbrucia fino al sangue.[...]”
da: Donne dannate, Charles Baudelaire
Che senso ha sentirsi così strani? Con un peso al petto, con un vuoto pesante nel cuore. Perchè??
perchè le lacrime vogliono uscire per forza?! Anche quando non servono, anche quando non sono necessarie! Dannati goccioloni che mi fanno sembrare una bambina capricciosa e piagnucolona!! dannati! Ma forse lo sono...forse sono davvero una bambina ancora. Mi ci sento proprio. Una bambina capricciosa che si fa aspettare, ha bisogno di tante cose, di tanta pazienza. Ha bisogno di innumerevoli cure.
Svegliati! Non ci sei solo tu al mondo! Riprenditi da questa depressione, togliti questa maschera ridicola che porti con gli altri. Chi ti conosce ti legge negli occhi! Ridicola! Patetica!
Svegliati!



Che senso ha vivere senza capire, senza sentire nulla, senza vedere?
Che senso ha stare distesi su un letto, con una flebo attaccata al braccio e non poter esprimere quello che si sente?
Ammesso che si senta ancora qualcosa...perché, in effetti, a 92 anni, in coma, con il cuore che imperterrito continua a resistere, la testa ormai se n'è andata.
È quel cuore che, egoista e impavido, continua a battere, a pompare sangue in un corpo ormai morto, a un cervello avvizzito e troppo vecchio per continuare a ragionare.
E allora perchè continua a battere?
Perchè si ostina, a volte, a mandare avanti una causa persa?
Che senso ha far vivere un corpo, come fosse un vegetale?
Che senso hai, cuore?
Quando ti impunti così, quando fai soffrire tanto, solo per continuare a svolgere il tuo compito?
Meno male che a volte ti rendi conto della tua stupidità, della tua ridicola ostinazione e ti fermi. Decidi di terminare in quel momento la tua folle corsa.
Dovrei ringraziarti.
Perché ora lei non soffre più, ha smesso di far impazzire quelli che le stavano accanto con il suo respiro pesante, difficile, accelerato, innaturale.
Perché lei ora è morta, non è più costretta in un letto, tra la vita e la morte, tra persone che la volevano a tutti i costi viva, anche se non in fondo non lo era da tempo.
Meno male, cuore, che ti sei fermato. C'hai messo un po' per capire che era arrivato il momento, ma alla fine sei morto anche tu.
Dovrei ringraziarti per tutto questo.
Ma proprio non ci riesco.
Sono egoista anch'io sai?
Avrei preferito che ti fossi fermato prima, per non farmi vedere quel corpo, quella ridicola ostinazione alla vita, quel disperato bisogno di vivere, a tutti i costi.
Quella visione oscena di vita morta mi ha fatto pensare. Troppo per la verità.
Ero lì, seduta davanti a lei, tra altre persone che la fissavano, come se volessero venerare quella morte lenta, quasi con un piacere sadico e masochista.
Ero lì e pensavo che doveva morire.
Doveva proprio morire.
Il più presto possibile.
Rassegnazione e dolore.
Dopo aver vissuto una vita lunga e piena, una persona dovrebbe anche rassegnarsi all'unica certezza che abbiamo, la morte.
Ma forse lei si era rassegnata nel momento in cui aveva deciso di non mangiare più.
Ed ecco che le attaccano una flebo al braccio, come una sanguisuga che le dà l'acqua e intanto la priva della vita. Di quella vera!
La vita fatta di capacità intellettiva, di pensieri, di impulsi del cervello, di vista e comprensione del mondo.
Non quella dei battiti inesorabili del cuore, delle funzioni vitali degli organi che se ne fregano se una persona capisce o no.
Che senso ha?
Che senso aveva la sua vita su quel letto, in quelle condizioni?
Posso sembrare cinica, forse lo sono, ma io ti guardavo e speravo morissi in quel momento.
Mi faceva male vederti così. Ma a ogni tuo respiro più profondo il mio cuore si fermava.
Pensavo: “ecco, ora muore”.
E invece no.
Hai aspettato che me ne andassi. Già, grazie.
Hai aspettato che ti vedessi per l'ultima volta.
Ma che senso ha avuto?
Che senso ha avuto per me vederti per quell'ultima volta se non ho potuto parlarti, abbracciarti o guardarti negli occhi?
Che senso ha avuto se tu non sapevi che io ero lì?
Che senso ha avuto se tu non capivi cosa accadeva attorno a te?
È stato solo un dolore in più.
Ma non ho pianto.
Solo una lacrima. Solo una.
Asciugata quella, sono andata da papà e gli ho dato un bacio sulla guancia.
Quanto è stato difficile!
Sono stata sul letto a guardare il vuoto per 15 minuti buoni, prima di farmi coraggio e andare da lui. Eppure ci sono andata, perchè tu eri sua nonna.
Perché anche se aveva la tv accesa sapevo che non la stava guardando, e quando gli ho dato il bacio mi ha guardato e basta.
Gli sono grata, non servivano parole.
Quegli occhi mi hanno detto che dentro soffriva.
E non sono mai stata così fiera di quello che avevo appena fatto.
Addio “nonna”, ti voglio bene.
Grazie.

E' passato un po' di tempo. Sono stata trattata male, sono stata mandata al diavolo, sono stata orgogliosa e decisa, sono stata arrabbiata e irremovibile, sono stata debole e bisognosa di aiuto, sono stata abbracciata e confortata, sono stata pensierosa.
Quante cose sono stata! In così poco tempo! Ma si sa...la vita corre. E sono sempre più convinta che la storia non si fa con i se e con i ma. Quel che è stato è stato, gli sbagli aiutano a crescere e a capire come agire la prossima volta. Anche se, voltandomi indietro, ho una strana sensazione allo stomaco. Certo, avrei potuto comportarmi in modo diverso, avrei potuto evitare sbagli che mi hanno fatto soffrire e che hanno fatto soffrire. Ma è andata così. Basta piangere sul latte versato. Se mi sono comportata in un determinato modo era perchè in quel momento volevo comportarmi così! Ho ferito e mi sono ferita. Posso rimediare? Sì e no. Forse lo sto già facendo. Già. Spero di riuscire ad arrivare fino in fondo a questa strada difficile. Voglio essere forte, anche se sono consapevole di non esserlo. Voglio essere determinata, anche se sono consapevole di essere volubile e lunatica. Ma alla fine, cosa mi importa di come sono? Se non mi sto bene, basta impegnarmi. Se voglio, posso. No? Mi sono rotta di piangermi addosso e di sentire persone che lo fanno e che dicono che preferirebbero non essere esistite. Quanto è stupido dire queste cose! Rimediamo invece! Non perdiamo tempo a immaginare un mondo senza di noi!
Ieri ho finito di leggere il libro "Memorie di una geisha" e devo dire che non poteva capitare in un momento migliore. Mentre lo leggevo, l'altro ieri sera, a un certo punto sono rimasta a fissare una frase che faceva così:
"le avversità possono essere superate solo immaginando come sarebbe il mondo se i nostri sogni si avverassero".
Io avevo accantonato i miei sogni, considerandoli stupidi e irrealizzabili. Ma una vita senza sogni e senza speranze che razza di vita è?? L'ho capito. :) E ora mi sento un po' meglio.
E ieri ho pure fatto gli struffoli! XD Che fatica! Ma aspetto sabato mattina, per farli in due! ^^
Voglio usare questo mio tempo libero per svagarmi e divertirmi, per riposarmi e pensare serenamente. U.U
Ecco perchè oggi me ne vado a pranzo dallo zio Mac con la mia meeeeeeee e poi andiamo a fare tante foto a caso! XD

“Il rimpianto è un tipo di dolore molto particolare; di fronte ad esso siamo impotenti. È come una finestra che si apra di sua iniziativa: la stanza diventa gelida e noi non possiamo fare altro che rabbrividire. Ma ogni volta si apre sempre un po' meno, finchè non arriva il giorno in cui ci chiediamo che fine abbia fatto.”
[Memorie di una geisha , Arthur Golden]
Che effetto queste parole! L'altra sera, quando le ho lette per la prima volta mi hanno lasciato senza fiato. Perchè? Perchè sono vere...Perchè aspetto anch'io il giorno in cui mi chiederò che fine abbia fatto questo freddo che sento, questi brividi che mi percorrono. Quando potrò tornare a sentire un po' di calore?
Ho rimpianti o rimorsi? Bella domanda. Tutti e due. La differenza c'è e ora l'ho capita. Vorrei tanto che questa finestra si chiudesse una volta per tutte! Vorrei tanto che le mie idee tornassero al loro posto, in ordine. Ma sono tutte scombussolate. Come la mia vita.
Nella vita non bisognerebbe mai avere rimorsi. Impossibile! Del tutto impossibile! Mi è stato detto che è meglio avere rimorsi che rimpianti. Sbagliato! Dio quant'è sbagliato! Preferisco il rimpianto al rimorso. Preferisco pentirmi di non aver fatto qualcosa che pentirmi di aver fatto uno sbaglio!
Sono gli sbagli che mi uccidono, quelle azioni istintive che ti eri ripromesso di non fare, e che invece poi fai.
Non mi riferisco a niente e nessuno. Non voglio domande. Voglio solo esprimere quello che penso e che sento. Scrivere mi libera, affievolisce il bruciore che ho dentro. Non mi importa sentirmi dire che sono una stupida per quello che scrivo.
Una persona mi ha detto, un giorno, che sono istintiva, e che è bello esserlo. Non so quanto sia vero. Cioè, è vero che lo sono, ma non mi piace. Mia madre mi ha detto che sono volubile, facilmente influenzabile, tanto sensibile. È vero. E non mi piace per niente neanche questo! Non voglio essere volubile. Non voglio essere così lunatica. Perchè le conseguenze di questo mio essere sono gli sbagli che mi hanno portato qui, i rimpianti, i rimorsi, il freddo che entra da questa finestra.
Cazzo.
Devo vivere la mia vita?
E come faccio se la mia testa è da un'altra parte? Se sono fredda come il ghiaccio? Se ho tanti errori a cui rimediare?

Sì, è il modo migliore per iniziare. Voglio essere dura e cazzuta, forte e determinata, sicura e decisa. A volte ci riesco. In questi giorni ce l'ho fatta, ho preso tutto con filosofia, mi sono impegnata in quello che facevo. Ho fatto figure di merda (come quella sul pratone della Sapienza) e non me ne importava un cavolo. Ho fatto quello che mi andava di fare senza rendere conto neanche a me.
Non mi chiedevo neanche se quello che facevo avesse un senso. Pensavo che così andasse bene.
E brava l'idiota! Sei una stupida! Cosa hai fatto fino ad adesso? Non hai pensato! Hai solo accantonato i tuoi problemi, come al solito. Complimenti! Hai solo vissuto come ti piacerebbe: non pensando, facendo solo quello che ti va. E cosa hai concluso? Che ora ti ritrovi a scrivere tante cazzate, in compagnia dei tuoi rimorsi e delle tue colpe. Ancora qui ad autocommiserarti. Ti riesce proprio bene. E ti alzi, di domenica mattina, e non trovi il senso. E non capisci che scopo ha alzarsi. Che senso ha? Ed ecco che tornano i pensieri, una valanga di domande e dubbi. E ti senti di nuovo al punto di partenza. Tutto quello che hai fatto fin'ora è privo di senso perchè l'hai fatto senza pensare, l'hai fatto per fuggire. E tornano le paure e le domande di quella crisi maledetta, che forse non è mai finita. E ti riportano a novembre di 2 anni fa, quando ti ponevi queste domande per la prima volta e cominciavi a rovinare tutto.
Cosa cazzo combini? Ma cosa vuoi veramente?
Sei solo una stupida, che si piange addosso quando al mondo fa vedere che è determinata e forte. Ma a chi vuoi darla a bere, se poi a letto stringi il cuscino per non piangere?? a chi vuoi far credere che non te ne importa un cazzo? Sei istintiva, volubile e facilmente influenzabile. Sei una bambina ancora. Non puoi portare pesi più grandi di te.
Ed ora mi sento una merda, una cogliona. Ho fatto del male e continuo a farlo. Non so cosa voglio e non mi impegno a scoprirlo. Sono uno schifo. Semplicemente.
E ora ditemi pure che sono immatura, che non ha senso dirmi queste cose, che non posso odiarmi, che tutti sbagliano, basta rimediare. No! Io ora mi sento così! Mi sento di odiarmi per come sono!
Perchè in me, c'è qualche problema, che va risolto. Ma in fondo, il problema è Silvia. Se non trova il coraggio di risolverlo, rimarrà per sempre così.
Con la voglia di essere se stessa, mentre con gli altri è tutt'altro.
Ti odio.

Dopo aver toccato il fondo uno si prospetta una risalita, no? Ebbene. La voglio anch’io. La esigo.
Forse sto già risalendo. La volontà ce la sto mettendo e continuerò a mettercela. Anche se a volte mi piacerebbe lasciarmi andare di nuovo. E così mi ributto in quei pensieri che ancora fanno male, in quei ricordi che bruciano e feriscono. Ma voglio risalire. Voglio poter ricordare senza lacrime, pensare senza aver paura di farlo. La mia mente è divisa in due: la parte razionale e lucida, e quella istintiva ed esagerata. Quanto sto lottando contro quest’ultima! Mi farebbe fare cose inaudite. Davvero! Se dovessi dare ascolto solo a lei non so dove mi troverei ora. Passo da momenti di lucidità e determinatezza assolute a momenti di panico e rimorso lancinanti. Così! Improvvisamente! Ma come è possibile??
Non ho senso, semplicemente. Se adesso mi chiedessero come immagino il mio futuro potrei rispondere così: “hai presente quando vedi una fotografia sfocata? È come se ci fosse una patina, un vetro umido tra te e il soggetto ripreso. Ecco il soggetto è il mio futuro.” Io non lo vedo. E non è tragica come situazione. Non voglio tentare il suicidio o scemenze del genere! È solo che ora come ora non ci penso minimamente. Non voglio impegnarmi. Perché? Boh! Non ce la faccio proprio. O non mi va. Penso proprio che non mi vada. Voglio solo pensare allo studio e agli amici.
L’amore. Adesso è troppo impegnativo. Non me la sento proprio di affrontarlo quando ancora ci sono accumulati altri problemi da risolvere. Non voglio fuggire da questi ultimi. Li ho solo accantonati per un momento. Un momento in cui Silvia non ce la fa proprio, non ha forza abbastanza per affrontarli, sola o insieme a qualcuno. È come una sorta di torpore, da cui uscirò, certo. Ma ora mi aiuterà a rimarginare le ferite, complice del tempo. Perché non vedo altro modo. Non c’è altro modo affinchè guariscano. Non mi sono pentita della scelta che ho fatto e non posso tornare indietro. Non tornerà mai più come prima. Mi resta solo di andare avanti. E dopo aver preso questa decisa, mi sono sentita fiera di me. Perché nonostante gli errori, le boiate, le parole non dette, qualcosa di buono ho fatto anch’io.
Si comincia a reagire. E questo anche grazie agli amici, che si stanno rivelando una fonte inesauribile di conforto e serenità. Grazie ragazzi. <3
Ps: oggi, 20 febbraio, sono esattamente 5 anni da che Roberto è morto. Un pensiero va a lui, che con il suo sorriso ci è rimasto impresso nella mente e nel cuore.

14.02.09
San Valentino. Sapete che vi dico? Non dico che non mi piace. Sta diventando troppo un luogo comune dire che è una festa commerciale e quindi non piace. Dico che a me piaceva, come ricorrenza, un po’ come il Natale. Tradizione. Bah. Non so quanto ha senso quello che sto dicendo. Forse non ce l’ha proprio.
Sta di fatto che il mio san Valentino, nonostante tutto, è stato bello! L’ho passato discretamente aspettando la sera, sognando il concerto dei Vision Divine. E ci sono andata! Perché devo reagire, non devo starmene chiusa in casa a compiangermi! No no! Fai qualcosa Silvia, vivi!
E allora ci sono andata, insieme alla mia adorata meeeeee e all’amico ing (una bella coppietta!).
Faceva un freddo della madonna devo dire. I piedi erano completamente partiti, insieme alle mani e al naso. XD ma ne è valsa la pena aspettare più di un’ora là fuori: siamo stati quasi i primi ad entrare in quel locale losco e oscuro. Accompagnati e ospitati da tizi carinissimi in pantaloni di pelle attillati e dai capelli lunghissimi. Wow. Beh, tralasciando che una bottiglietta di acqua l’ho pagata 1 euro e 50, si stava bene lì dentro.
In un ritardo esagerato inizia il concerto.
Lione, uomo dai folti capelli fluenti (ci siamo sinceramente chiesti quale shampoo usasse), per fortuna non storpia eccessivamente le canzoni di Luppi (*w* Luppi!).
Prima fanno le canzoni del nuovo cd (stupendo secondo me!): Letter to my child never born, Violet loneliness: qui mi sono commossa. È una canzone bellisima e rispecchia molto come sto ora.
Violet loneliness I know you
Feeling alone and fool
And you’re coming with your blue
Violet loneliness I love you
You come to give me pain
But you are my only friend
You come tonight…
But I won’t fight…
‘Cause you are the one…
E poi Fading shadow, e Angel in disguise: anche questa la amo. Dice delle cose stupende e mi ha fatto riflettere moltissimo.
Come with me
On the wings of hope and now take my hands
One more time, one more night
Don’t lose your faith, I’m here with you
E poi The killing speed of time, The streets of Laudomia, Fly, Out in open space, 9° west of the moon, A touch of Evil (fantastica!). Finito il cd, la parte migliore…le vecchie canzoni! Ommioddio quanto stavo in trance! Ogni tanto l’amico ing veniva e mi scuoteva! XD beh, c’è da dire che ero anche sulle nuvole per conto mio, pensando che la prima volta che ho sentito quelle canzoni ero in macchina con lui, e mi aveva preparato un cd. Quindi questi pensieri mi hanno tenuta impegnata per tutta la serata, non permettendo a un possibile rimorchiatore di portare il suo piano a termine. XD
Iniziano con The secret of life:
What is the secret of life?
How many times, God you know
I try so hard to discover the way
To break down the curtain blinding my eyes
Poi Colours of my world (e già sto al settimo cielo!):
Somewhere in my dreams I can see
Lying the colours of my world
Where my spirit sometimes falls
And I wonder if there's a way to paint these walls
With the colours of my world living deep inside my soul?
Poi. Poi mi hanno fatto un regalo fantastico: 1st day of a never-ending day, la mia preferita, una delle canzoni più belle che abbia mai sentito. Quando per la prima volta ho letto le parole sono rimasta senza fiato. E ieri l’ho cantata a squarciagola perché era il MIO grido, i miei pensieri, ero io quella canzone ieri sera. Sono io questa canzone ora.
Come on here with me
Listen to my words...
You don't have to close your eyes
There's a cry coming from a new world
A new age I have dreamt before is our destiny
Everything you ever wanted won't die, end or fall
Take your life in your hands, my son
Now it's time that you take control
Live it just like it is...
Don't let it wait too long
Right here, right now
Your first day of a never-ending day
Right here reach out in this never-ending life
No complains or regrets in your head
Just to save your life
I fought against time
I can tell God's never cared
Never listened to my cries and my prayers
Someone said that I lost my soul
We're all partners in crime
Just to be part of a Sin
Death won't waltz to our side
Take your life in your hands, my son
Now it's time that you gain control
Live it just like it is...
Don't let it wait too long
Right here, right now
Your first day of a never-ending day
Right here reach out in this never-ending life
All complains and regrets right behind
Right here, right now
Your first day of a never-ending day
Right here reach out in this never-ending life
Your first day on a brand new world in front of you
When dreams are too distant from our real life
You have to try harder
Believe in yourself
No one else can grab your tomorrow
Where are you God?
The stars are shining on and on
Where have you been?
That night that I called for your sign?
(I called for your sign...)
I was crying, I was bleeding
Remember my crying... "Just save him, save his life tonight"
You won't take the blame
But now I take his life back
I'm taking it back...
I'm taking it back...
I'm taking it back...
Right here, right now
Your first day of a never-ending day
Right here reach out in this never-ending life
No complains or regrets in your head
Right here, right now
Your first day of a never-ending day
Right here reach out in this never-ending life
Your first day on a brand new world in front of you...
...In front of you...
E poi Alpha e Omega, A perfect suicide, Send me an angel, God is dead.
E alla fine una canzone per noi ragazze, perché anche se siamo metallari, siamo un po’ romantici anche noi! XD
E con quella canzone bellissima, cantata in maniera divina, si chiude il concerto. Un concerto che non doveva vedermi da sola, suppongo. Un concerto che mi aspettava accompagnata e che mi ha trovata acoompagnata solo da tanti pensieri e da tanti ricordi, alimentati da quelle canzoni che mi proiettavano in quella macchina, quella sera. Nonostante sia stato un concerto fantastico l’ho vissuto a metà. L’altra metà era a San Lorenzo. Ma non lo so. Doveva essere una serata all’insegna del “chissene frega!”, invece i pensieri mi hanno rapita, complici di quella musica.
Ma comunque! Basta parlare di queste cose! Non serve a niente.
Il concerto è stato a dir poco fantastico. E questo non si discute, a prescindere dalla mia testolina bacata e dal mio cuore pazzo.^^
Grazie Vision Divine. Vi adoro!

Caro diario,
oggi vorrei presentarti una persona. È una ragazza un po’ strana, si chiama Silvia. È cresciuta in una città grande e grigia, brutta e industriale. In questa città lei è diventata grande, ha passato anni bellissimi e altri un po’ meno. Sempre tra persone che le vogliono bene e la stimano. È diventata grande ma in fondo è rimasta bambina. Era la ragazza del Polivalente, quella sullo skate, quella TicK che lasciava la firma sui muri o per terra, che ascoltava i Linkin Park per la prima volta, quella che ancora non conosceva l’amore. TicK è rimasta delusa da quello che lei chiamava amore, troppi ragazzi l’hanno fatta sentire importante per poi essere abbandonata. TicK allora ha cambiato amici, ha cambiato abitudini e luoghi. Ha ritrovato amici vecchi e quasi dimenticati, amici che rimarranno sempre tali, perché loro sono Amici. TicK si innamora di nuovo, questa volta sul serio. Si innamora, perdutamente. TicK diventa Cocò. Cocò diventa la persona più felice del mondo in uno dei periodi più brutti della sua vita. In quella città tanto odiata trova l’amore, l’Amore. Vive due anni stupendi, fatti di sorrisi e lacrime, gioie e difficoltà. Vive amata e amando. Cambia in questi due anni, talmente tanto che neanche lei si riconosce. Cocò non crede più in dio, nel per sempre, nei sogni. Cocò non crede. Solo l’Amore le rimane, solo la sua certezza, la sua presenza. Cosa succede a Cocò? Cosa le succede quando inizia l’università? Roma la inebria con la sua libertà e le sue novità, Cocò si ubriaca di indipendenza e, paradossalmente, ne diventa dipendente. Non può più farne a meno. Taglia i ponti con tutti. La famiglia comincia effettivamente a rompere le scatole. L’Amore le va stretto, la vincola, la costringe. Ma a cosa poi? A cosa la costringe? A niente. È solo la sua adolescenza che reclama un po’ di attenzione. Quell’adolescenza messa da parte e imbavagliata a Novembre, quando Cocò è cresciuta troppo in fretta. Ma è ancora acerba, e questo ora viene fuori. Si svincola da ogni legame, si libera. Ma da cosa?? Si libera da se stessa. Vuole solo volare, lontano, per vedere dove arriva, per vedere cosa sa fare. Non sa che è pericoloso, che dovrebbe tornare indietro. L’Amore? L’ha perso, o forse no? Non lo sa. È confusa, triste, arrabbiata. Si fa del male, sperando che quel dolore possa distrarla da ciò che prova. Si distrae un po’, poi un angelo la riporta in salvo, come sempre, sempre lui. Basta uno schiaffo. Un suo schiaffo. Ed ecco che escono le lacrime, Silvia si sente stupida. Perché ora è diventata Silvia. Si sente una bambina, capricciosa e piagnucolona. Che non sa affrontare la realtà e non sa prendersi le proprie responsabilità. Rimane imbambolata con la guancia che brucia, molto meno di quello sguardo che le fa male agli occhi. Quello sguardo brucia davvero. Silvia capisce di averlo deluso. Gli fa una promessa, un’altra. Silvia vuole crescere ora. Ha capito i suoi errori, ha capito di aver rovinato tutto, e questo le basta per ricominciare. Le basta uno sguardo, un sorriso. Ora Silvia ricomincia da zero. Ma vuole stare sola, non vuole legarsi a nessuno. Il suo cuore ancora sanguina. Solo in un modo può guarire. Ma questo lei non lo sa, o forse non lo vuole sapere.
Insomma, caro diario, Silvia è davvero strana. Non sa mai cosa vuole, né cosa pensa. Sa solo che ora non è felice, ma da oggi cambia tutto. Da oggi Silvia cresce, per non deludere più.

« I'll miss the winter, a world of fragile things, look for me in the white forest. Come find me. »
